Negli ultimi cinque anni il termine “microbioma” è uscito dai laboratori di microbiologia e ha colonizzato (letteralmente) il marketing cosmetico. Creme “microbiome-friendly”, sieri “rebalancing”, detergenti “biotic-based”: tutto dichiara di agire sul nostro ecosistema cutaneo.
Una parte di questo è marketing. Un’altra parte è scienza vera con evidenze cliniche. In questo articolo distinguiamo le due.
Parliamo di cosa è il microbioma cutaneo, perché è rilevante nelle pelli sensibili e atopiche, cosa sono esattamente prebiotici, probiotici e postbiotici in ambito topico, quali ingredienti hanno letteratura solida e come distinguerli dai claim decorativi. Questo articolo completa la serie sulla pelle reattiva e a tendenza atopica iniziata con il nostro pillar sui cortisone-like.
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In 30 secondi → Il microbioma cutaneo è la comunità di batteri, lieviti e altri microrganismi che vive sulla pelle ed è parte funzionale della barriera cutanea. → Nella dermatite atopica il microbioma è alterato: cresce S. aureus (patogeno) a scapito di S. epidermidis e altri commensali protettivi. → I prebiotici topici (inulina, alpha-glucan oligosaccharide) nutrono selettivamente i commensali. I postbiotici sono i loro metaboliti già pronti. I probiotici vivi, in cosmetica, sono quasi sempre impraticabili. → Revisione sistematica 2023 (Phan et al.): 75% degli studi RCT mostra riduzione statisticamente significativa della gravità della dermatite atopica con prebiotici topici. |
Cos’è il microbioma cutaneo (e perché dovrebbe interessarti)
Ogni centimetro quadrato della tua pelle ospita una comunità numerosa di microrganismi. Non sono ospiti: sono parte integrante della barriera cutanea.
Il microbioma cutaneo fa tre cose fondamentali:
• Compete con i patogeni: i microrganismi commensali (quelli “buoni”, come Staphylococcus epidermidis) occupano fisicamente gli spazi e consumano i nutrienti che patogeni come S. aureus userebbero per colonizzare.
• Produce peptidi antimicrobici: S. epidermidis e S. hominis producono peptidi antimicrobici specifici che inibiscono la crescita di S. aureus e sinergizzano con il peptide umano LL-37 (Nakatsuji et al., Science Translational Medicine, 2017).
• Regola l’infiammazione locale: alcuni commensali stimolano la produzione di citochine anti-infiammatorie e modulano la risposta di cheratinociti e cellule di Langerhans.
Quando questo equilibrio si rompe — fenomeno chiamato disbiosi cutanea — la pelle diventa più vulnerabile. La disbiosi è associata a praticamente tutte le condizioni infiammatorie cutanee: dermatite atopica, rosacea, acne, psoriasi, dermatite seborroica.
Microbioma e dermatite atopica: un legame ormai chiaro
Una delle associazioni più solide in letteratura dermatologica è quella tra dermatite atopica e squilibrio del microbioma. Le pelli con dermatite atopica mostrano tre caratteristiche microbiche costanti:
• Riduzione della diversità microbica. Meno specie, meno equilibrio.
• Sovrapopolazione di S. aureus. Park et al. (2013, Annals of Dermatology 25(4):410-416) hanno documentato tassi di colonizzazione del 74% sulle lesioni acute, 38% sulle lesioni croniche e 3% nei controlli. Tauber et al. (2016, Journal of Allergy and Clinical Immunology 137(4):1272-1274.e3) hanno dimostrato che la densità di S. aureus correla direttamente con la gravità clinica della dermatite.
• Carenza di commensali protettivi come S. epidermidis, S. hominis e altri stafilococchi coagulasi-negativi che normalmente producono peptidi antimicrobici contro S. aureus (Nakatsuji et al. 2017).
In altre parole: nella dermatite atopica, la barriera non è solo compromessa a livello di lipidi e filaggrina. È compromessa anche a livello microbico. Ricostruire la barriera senza occuparsi del microbioma significa fare metà del lavoro.
Prebiotici, probiotici, postbiotici: chiariamo i termini
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In parole semplici Prebiotici = cibo per i batteri buoni. Probiotici = batteri vivi. Postbiotici = molecole prodotte dai batteri buoni (utili anche senza far crescere niente). Nella cosmetica topica pratica, si usano quasi sempre prebiotici o postbiotici. I probiotici vivi in una crema sono molto difficili da mantenere vitali — e se sono morti non servono come probiotici. |
Prebiotici
La definizione formale è quella proposta da Gibson e Roberfroid nel 1995 (e aggiornata negli anni successivi): substrati non digeribili che vengono selettivamente utilizzati dai microrganismi dell’ospite, conferendo un beneficio per la salute. Tradotto: sono molecole che nutrono selettivamente i batteri buoni senza alimentare i patogeni.
I prebiotici meglio studiati in ambito cutaneo sono oligosaccaridi: inulina (dalla cicoria), alpha-glucan oligosaccharide (spesso commercializzato come BIOLIN-P® o Bioecolia®, da fermentazione di saccarosio), frutto-oligosaccaridi (FOS) e betaglucani dell’avena. I primi due sono i più presenti in formulazioni cosmetiche europee.
Probiotici topici: un concetto complicato
I probiotici per definizione sono microrganismi vivi che conferiscono un beneficio. In ambito orale funzionano (yogurt, kefir, integratori). In ambito topico la faccenda è più difficile:
• i conservanti tipici delle creme uccidono i microrganismi vivi (altrimenti la crema non sarebbe stabile microbiologicamente)
• i microrganismi applicati sulla pelle di solito non colonizzano stabilmente (vengono dilavati dopo poche ore)
• la regolamentazione sui prodotti cosmetici è severa sulla carica microbica (EN ISO 11930), il che rende formulazioni con batteri vivi un esercizio complesso
Alcune soluzioni sperimentali (microcapsule, incapsulamento in alginato) sono oggetto di ricerca attiva ma non ancora mainstream. Quando leggi “con probiotici” su un cosmetico convenzionale, è probabile che si tratti in realtà di postbiotici — ovvero lisati di batteri, non batteri vivi.
Postbiotici
Sono il prodotto metabolico dei batteri probiotici: enzimi, acidi organici, peptidi, lipidi bioattivi. Si ottengono facendo fermentare un batterio, poi inattivando il batterio stesso e conservando i metaboliti. Sono stabili in formulazione, non hanno problemi di vitalità, offrono molti dei benefici dei probiotici vivi senza le complicazioni.
Esempi in INCI: Lactobacillus Ferment, Bifida Ferment Lysate, Sphingomonas Ferment Extract, Saccharomyces Ferment. Tutti lisati o fermentati inattivati. Un lavoro su Sphingomonas hydrophobicum (Gervason et al. 2019, International Journal of Cosmetic Science 41(4):391-397) ha documentato, su un modello di pelle in vitro a piena spessore, un effetto anti-senescenza con inibizione dei marker cellulari dell’invecchiamento (p16 e p21) e aumento dell’espressione di componenti della matrice dermica come versican e fibrillin-1.
Le evidenze cliniche
Distinguiamo le cose serie dal marketing. Gli studi più rilevanti su prebiotici topici in dermatite atopica sono stati sintetizzati in una revisione sistematica con criteri PRISMA pubblicata sul Journal of Integrative Dermatology nel 2023 (Phan S., Lee J., Huynh C., Hassan O., Lio P., luglio 2023).
Revisione sistematica 2023: quattro RCT su prebiotici topici in dermatite atopica
I prebiotici studiati nei trial clinici inclusi erano principalmente alpha-glucan oligosaccharide e inulina, accanto a maltodestrina, pectina di mela e mannosio. Formulazioni: emollienti, bagnetti, detergenti corpo e una crema viso.
Risultati: il 75% degli studi (3 su 4) ha mostrato una riduzione statisticamente significativa della gravità della dermatite atopica, con miglioramento di eritema e lichenificazione. Il 67% (2 su 3) degli studi che valutavano SCORAD ha raggiunto una riduzione clinicamente rilevante su questo punteggio. Una sola ricerca non ha raggiunto significatività statistica rispetto al placebo.
La review conclude che i prebiotici topici possono modificare il microbioma cutaneo in modo benefico, con effetti antinfiammatori associati, e rappresentano un approccio promettente per la dermatite atopica. Con l’onestà metodologica di riconoscere che la base di evidenza è ancora limitata rispetto ai farmaci standard.
Studi in vitro e in vivo sui singoli prebiotici
Sul versante in vitro e in vivo, le evidenze sono più estese e permettono di capire perché funzionano. Una recente review (Zeng M. e colleghi, Antioxidants 14(6):754, 2025) riassume questi studi:
• Inulina, FOS, GOS, IMO al 2% (w/v): in vitro supportano la crescita di S. epidermidis, con i FOS risultati i più efficaci.
• Alpha-glucan oligosaccharide (Bioecolia®): promuove S. epidermidis a concentrazioni dallo 0,1%, con profilo di tollerabilità favorevole nelle linee cellulari cutanee.
• Avena colloidale all’1% in crema idratante: Liu-Walsh et al. (2021, Clinical, Cosmetic and Investigational Dermatology 14:73-82) hanno dimostrato in vivo, su donne con secchezza cutanea moderata-severa dopo 6 settimane di uso quotidiano, la promozione della crescita di S. epidermidis con aumento della concentrazione di acido lattico sullo strato corneo, utile per il mantenimento del pH cutaneo acido.
Pre + post = strategia combinata
Una formulazione cosmetica matura per il supporto al microbioma non si limita a un singolo prebiotico. L’approccio più robusto combina:
• Due prebiotici complementari (tipicamente inulina 1-2% + alpha-glucan oligosaccharide 0,5%, secondo il rapporto usato dalla preparazione BIOLIN-P®): nutrono selettivamente i commensali e acidificano il pH cutaneo.
• Un postbiotico (ad esempio Sphingomonas Ferment Extract) per fornire già a priori metaboliti con effetti documentati sulla pelle.
• pH della formula leggermente acido (5,0-5,5), compatibile con l’ecosistema cutaneo normale e sfavorevole per S. aureus (che preferisce pH neutri/alcalini).
È un approccio strutturale. Una crema “con microbioma” può contenere uno solo di questi elementi, o tutti e tre. La differenza di efficacia è proporzionale.
Come leggere l’INCI: distinguere sostanza da claim
Il termine “microbiome-friendly” non ha una definizione legale né uno standard regolatorio. Chiunque può scriverlo. Per capire se una formula lavora davvero sul microbioma, guarda gli ingredienti concreti:
• Prebiotici con letteratura: Inulin, Alpha-Glucan Oligosaccharide, Fructooligosaccharides, Beta-Glucan, Colloidal Oatmeal.
• Postbiotici riconoscibili: nomi che terminano in Ferment Extract o Ferment Lysate seguiti da un genere batterico specifico (Lactobacillus, Bifidobacterium, Sphingomonas, Saccharomyces).
• pH dichiarato leggermente acido (5,0-5,5): molte marche serie lo dichiarano.
Segnali di marketing puro: claim “microbiome-friendly” senza nessun ingrediente della lista sopra; formule con “estratti” vaghi senza nome botanico in INCI; frasi su “bilanciare il microbioma” senza riferimenti a prebiotici o postbiotici specifici.
Per chi ha senso
Ha senso se
• hai pelle a tendenza atopica con riacutizzazioni periodiche
• hai pelle sensibile che reagisce frequentemente a cosmetici, cambi climatici, stress
• hai fatto uso prolungato di detergenti aggressivi o di cortisone topico e vuoi “recuperare” l’equilibrio cutaneo
• hai rosacea lieve-moderata (studi recenti suggeriscono un legame con disbiosi cutanea)
Non è la priorità se
• hai pelle sana, resistente, senza reattività frequenti
• il tuo problema principale è iperpigmentazione, segni del tempo o acne severa (in questi casi servono attivi mirati diversi)
• hai dermatite atopica severa in fase acuta: il microbioma è un pezzo della strategia, ma serve prima terapia medica specifica
L’approccio Assenza
Il supporto al microbioma cutaneo rientra nella filosofia Skinimalism: un approccio che non aggrava l’ecosistema cutaneo con eccessi di detergenza, pH sballati o attivi incompatibili. La detergenza è un aspetto spesso sottovalutato: un detergente aggressivo può fare più danno al microbioma di quanto qualsiasi crema successiva possa riparare. Per questo nella nostra gamma abbiamo Mousse Detergente, formulata a pH fisiologico e con tensioattivi delicati.
Stiamo lavorando a una formulazione per pelle reattiva e a tendenza atopica che integra sia prebiotici (inulina + alpha-glucan oligosaccharide) sia un postbiotico (Sphingomonas Ferment Extract), insieme agli attivi cortisone-like già descritti in questa serie di articoli (liquirizia, PEA, ectoina). L’approccio è deliberatamente multi-meccanismo: idratazione e barriera, modulazione infiammatoria, supporto microbioma. Quando la formula sarà definitiva, ne parleremo. Nel frattempo, nella gamma attuale puoi considerare Hydracalm Relief per pelli sensibili e arrossate.
FAQ
I probiotici orali migliorano la pelle?
Alcuni studi suggeriscono di sì, soprattutto in ambito di dermatite atopica e acne. L’asse intestino-pelle è una linea di ricerca attiva: ceppi specifici di Lactobacillus e Bifidobacterium somministrati per via orale hanno mostrato, in meta-analisi su bambini e adulti, una modesta ma significativa riduzione della gravità della dermatite atopica. I risultati sono variabili a seconda del ceppo, della dose e della popolazione studiata, e non c’è ancora consenso su quale ceppo sia il “migliore”. Il consiglio pratico: non sostituiscono la terapia medica, ma in alcuni casi possono integrarla utilmente. Parlane con dermatologo o pediatra prima di iniziare un’integrazione a lungo termine.
Devo evitare antibatterici/antisettici se uso cosmetici con prebiotici?
Nella routine quotidiana di una pelle “da equilibrare”, evitare detergenti con alcol, saponi di Marsiglia alcalini e tensioattivi aggressivi è una buona idea generale. Se il medico ti ha prescritto antisettici o antibiotici topici per un motivo specifico (es. infezione in dermatite atopica acuta), segui la sua indicazione: quella è una fase terapeutica, il supporto prebiotico viene dopo.
Posso combinare prebiotici topici con retinoidi o acidi esfolianti?
In linea di principio sì, ma con un’accortezza: i retinoidi e alcuni acidi (AHA, BHA) possono alterare temporaneamente il pH cutaneo e irritare la pelle. Usare prebiotici come strato idratante e calmante dopo un’applicazione di retinoidi può aiutare a bilanciare. Se la tua pelle è particolarmente reattiva, alterna i prodotti in giorni diversi piuttosto che sovrapporli nella stessa routine.
Un cosmetico “microbiome-friendly” è senza conservanti?
No, assolutamente. Ogni cosmetico con fase acquosa deve avere un sistema conservante efficace per rispettare i requisiti microbiologici di legge (EN ISO 11930). Il punto non è non avere conservanti — sarebbe pericoloso — ma sceglierli in modo che non alterino l’ecosistema cutaneo. Sistemi come phenoxyethanol + ethylhexylglycerin, ad esempio, sono compatibili con un approccio microbiome-friendly.
In quanto tempo vedo risultati sul microbioma?
Gli studi in vitro mostrano modifiche nella composizione microbica entro 24-72 ore dall’applicazione. Negli studi clinici, i miglioramenti percepibili sui sintomi cutanei (riduzione di eritema, prurito, secchezza) si osservano in genere dopo 2-6 settimane di uso continuativo; lo studio di Liu-Walsh ha documentato gli effetti microbici e sul lactato dello strato corneo dopo 6 settimane di uso quotidiano. Per stabilizzare un equilibrio microbico a lungo termine, serve costanza: il microbioma è dinamico, risponde all’uso quotidiano, non a sporadiche applicazioni.
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Fonti scientifiche
1. Phan S., Lee J., Huynh C., Hassan O., Lio P. “Topical Prebiotics and Microbiome Metabolites: A Systematic Review of the Effects of Altering the Skin Microbiome in Atopic Dermatitis”. Journal of Integrative Dermatology, 1(1), 11 luglio 2023. DOI: 10.64550/joid.d9xw9z64.
2. Zeng M., Li Y., Cheng J., Wang J., Liu Q. “Prebiotic Oligosaccharides in Skin Health: Benefits, Mechanisms, and Cosmetic Applications”. Antioxidants, 14(6):754, 2025. PMID: 40563386. PMCID: PMC12189978. DOI: 10.3390/antiox14060754.
3. Liu-Walsh F., Tierney N.K., Hauschild J., Rush A.K., Masucci J., Leo G.C., Capone K.A. “Prebiotic Colloidal Oat Supports the Growth of Cutaneous Commensal Bacteria Including S. epidermidis and Enhances the Production of Lactic Acid”. Clinical, Cosmetic and Investigational Dermatology, 14:73-82, 2021. PMID: 33500646. DOI: 10.2147/CCID.S253386.
4. Nakatsuji T., Chen T.H., Narala S., Chun K.A., Two A.M., Yun T., Shafiq F., Kotol P.F., Bouslimani A., Melnik A.V., Latif H., Kim J.N., Lockhart A., Artis K., David G., Taylor P., Streib J., Dorrestein P.C., Grier A., Gill S.R., Zengler K., Hata T.R., Leung D.Y.M., Gallo R.L. “Antimicrobials from human skin commensal bacteria protect against Staphylococcus aureus and are deficient in atopic dermatitis”. Science Translational Medicine, 9(378):eaah4680, 2017. PMID: 28228596. PMCID: PMC5600545. DOI: 10.1126/scitranslmed.aah4680.
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7. Gervason S., Napoli M., Dreux-Zhiga A., Lazzarelli C., Garcier S., Briand A., Albouy M., Thepot A., Berthon J.Y., Filaire E. “Attenuation of negative effects of senescence in human skin using an extract from Sphingomonas hydrophobicum: development of new skin care solution”. International Journal of Cosmetic Science, 41(4):391-397, 2019. PMID: 31032993. DOI: 10.1111/ics.12534.
8. Gibson G.R., Roberfroid M.B. “Dietary modulation of the human colonic microbiota: introducing the concept of prebiotics”. Journal of Nutrition, 125(6):1401-1412, 1995. PMID: 7782892. DOI: 10.1093/jn/125.6.1401. [Definizione originale di prebiotico.]
9. Gibson G.R., Probert H.M., Van Loo J., Rastall R.A., Roberfroid M.B. “Dietary modulation of the human colonic microbiota: updating the concept of prebiotics”. Nutrition Research Reviews, 17(2):259-275, 2004. PMID: 19079930. DOI: 10.1079/NRR200479. [Aggiornamento della definizione di prebiotico.]
10. Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 342/59.
11. EN ISO 11930:2019 — Cosmetics — Microbiology — Evaluation of the antimicrobial protection of a cosmetic product.

