La percentuale è solo un numero — Assenza Cosmetici, skincare scientifica

La percentuale è solo un numero (e te lo diciamo proprio noi, che la scriviamo)

Confessiamolo: la percentuale è la prima cosa che guardi. Vitamina C 15%. Retinolo 1%. Niacinamide 10%. Il numero, stampato bello grande in copertina, fa il lavoro che dovrebbe fare un'etichetta intera — ti tranquillizza in un colpo solo. Più alto è, più sembra che funzioni.

È un riflesso umano, e nessuno te ne fa una colpa. Il problema è che un numero non si spalma sulla faccia. E quel numero, da solo, non ha la più pallida idea di cosa farà sulla tua pelle.

Lo diciamo da una posizione un po' scomoda, lo sappiamo: siamo tra quelli che le percentuali le dichiarano. Proprio per questo possiamo dirti come stanno davvero le cose.

Il numerone in copertina è un finale che ti hanno raccontato all'inizio

Pensa al cosmetico come a una macchina. La percentuale è il numero di cavalli sul libretto. Impressionante. Ma se la formula è costruita male, è una Ferrari ferma nel traffico col freno a mano tirato: i cavalli ci sono, semplicemente non vanno da nessuna parte.

Quello che fa muovere l'attivo — quello che decide se entra nella pelle e lavora — non è quanto ce n'è. È come è messo in formula. E qui le percentuali, da sole, diventano stranamente silenziose.

Tre prove, prima che ci accusi di parlare per slogan

Uno. C'è un buttafuori all'ingresso, e si chiama pH.
La vitamina C nella sua forma pura (l'acido L-ascorbico) è il caso da manuale. Gli studi di assorbimento percutaneo mostrano che entra nella pelle soltanto se la formula ha un pH inferiore a 3,5. Sopra quella soglia, il tuo 15% in etichetta resta educatamente fuori dalla porta. E c'è di più: l'assorbimento è massimo intorno al 20%. Oltre, non sale. Più attivo, in questo caso, è semplicemente più attivo che ti rimane sopra la pelle.

Due. La concentrazione più alta, a volte, perde.
In uno studio randomizzato in doppio cieco, un acido retinoico allo 0,025% — ma confezionato in un veicolo intelligente (un complesso con ciclodestrina) — ha ottenuto risultati migliori di un prodotto commerciale alla concentrazione doppia, lo 0,05%. Con, per inciso, meno effetti collaterali. Mezza dose, formula migliore, vittoria. Il numero più grande è arrivato secondo.

Tre. Un attivo che non sopporti non lavora.
Si può prendere un retinolo e renderlo paragonabile a un retinoide da prescrizione molto più potente — non sparando la concentrazione, ma costruendoci attorno un sistema a rilascio controllato che lo rende tollerabile. Perché la formula più "forte" del mondo è inutile se ti tira, arrossa e finisce in fondo a un cassetto dopo quattro giorni. La costanza è un ingrediente. Solo che non ha una percentuale.

E allora perché diavolo le scriviamo, le percentuali?

Domanda legittima. Se il numero non basta, perché lo mettiamo in chiaro?

Per un motivo soltanto: trasparenza. Non per dirti "il nostro è più alto, quindi più forte" — sarebbe esattamente il gioco che stiamo smontando. Lo scriviamo per dirti cosa c'è davvero dentro la formula. Un dato verificabile, confrontabile, di cui rispondiamo.

Perché l'alternativa, quella vera, la conosci: l'attivo sbandierato sul fronte della confezione e poi infilato in tracce, in fondo all'INCI, in una quantità che non può fare niente di quello che promette. Dichiarare la percentuale è il contrario di quel trucco. È metterci la faccia sul numero.

Per noi la percentuale è un'informazione, non un vanto. Va letta con il resto del quadro: a che pH, in che veicolo, con quali altri attivi, e per quale pelle. Da sola è una battuta senza il contesto: non fa ridere e non vuol dire niente.

Come leggere una formula (la nostra, e chiunque altra)

La prossima volta che un numero grande prova a tranquillizzarti in un colpo solo, fagli qualche domanda scomoda:

  • L'attivo è in una forma e a un pH coerenti con il modo in cui agisce, o è lì per fare scena?
  • Dov'è nell'INCI — protagonista o comparsa?
  • Con cosa è combinato? La formula lo sostiene o lo lascia da solo a cavarsela?
  • È pensato per durare nella tua routine, o per impressionarti la prima settimana e basta?

Sono le stesse domande che ci facciamo noi prima di mettere un numero su un'etichetta. Te le passiamo perché una cliente che capisce cosa si spalma sulla pelle sceglie meglio. E noi, francamente, preferiamo essere scelti così.


Le fonti di questo articolo

Secondo gli studi indicizzati su PubMed:

  • Pinnell SR, Yang H, Omar M, et al. Topical L-ascorbic acid: percutaneous absorption studies. Dermatol Surg. 2001;27(2):137-142. DOI: 10.1046/j.1524-4725.2001.00264.x — studio di assorbimento percutaneo su modello cutaneo animale.
  • Anadolu RY, Sen T, Tarimci N, Birol A, Erdem C. Improved efficacy and tolerability of retinoic acid in acne vulgaris: a new topical formulation with cyclodextrin complex. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2004;18(4):416-421. DOI: 10.1111/j.1468-3083.2004.00929.x
  • Babcock M, Mehta RC, Makino ET. A Randomized, Double-blind, Split-face Study Comparing the Efficacy and Tolerability of Three Retinol-based Products vs. Three Tretinoin-based Products in Subjects With Moderate to Severe Facial Photodamage. J Drugs Dermatol. 2015;14(1):24-30. (PubMed PMID: 25607905)

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