Sulla protezione solare circolano più dubbi che su qualsiasi altro prodotto skincare. Quale SPF, quanta crema, ogni quanto, minerale o chimico. La maggior parte delle risposte gira intorno al numero in etichetta — che è la parte meno interessante della storia. Qui proviamo a fare una cosa diversa: spiegare cosa guardare davvero quando scegli un solare, con il livello di dettaglio che useremmo per scegliere il nostro. Senza allarmismi, senza promesse, e mostrando anche i numeri reali di un solare che conosciamo bene.
In breve
- L'SPF misura la protezione dai raggi UVB. Ma un buon solare si giudica anche — e soprattutto — dalla protezione UVA, che ha parametri propri spesso ignorati: l'UVAPF e la lunghezza d'onda critica.
- «UVB brucia, UVA invecchia.» Gli UVA non scottano, ma penetrano fino al derma e sono i principali responsabili del fotoinvecchiamento. Attraversano vetro e nuvole, tutto l'anno.
- La cosa più utile che puoi fare è leggere l'etichetta con qualche criterio in più. Te li diamo qui sotto.
SPF: cosa misura davvero (e cosa no)
SPF è la sigla di Sun Protection Factor. Si misura in laboratorio confrontando la dose di raggi UV necessaria a provocare un arrossamento sulla pelle protetta dal solare rispetto alla pelle non protetta. Più alto è il rapporto, più il prodotto ritarda la scottatura.
Il punto da capire è che l'SPF descrive quasi solo gli UVB, i raggi legati all'eritema. Dalla sua definizione derivano le percentuali che leggi spesso: un SPF 30 filtra circa il 97% degli UVB, un SPF 50 circa il 98%. La differenza sul singolo numero è piccola, ma cambia la quota che passa — il 3% contro il 2% — e su esposizioni lunghe quel punto conta.
C'è però un dettaglio che pesa più del numero scelto: l'SPF dichiarato è misurato applicando 2 mg di prodotto per centimetro quadrato di pelle, una quantità che quasi nessuno raggiunge nell'uso reale. Gli studi mostrano applicazioni effettive tra 0,4 e 1 mg/cm², e con metà prodotto la protezione reale crolla ben sotto il numero in etichetta. È il motivo per cui quanto solare usi conta almeno quanto quale scegli — e ci torniamo più avanti.
Il numero che quasi nessuno guarda: la protezione UVA
Qui sta la parte interessante, ed è dove un solare si distingue davvero. L'SPF da solo non dice nulla sugli UVA. Per quelli esistono parametri dedicati, e in Europa una regola precisa.
Per poter riportare il simbolo UVA cerchiato in etichetta, la normativa europea impone che la protezione UVA (misurata come UVAPF) sia almeno un terzo dell'SPF dichiarato, e che la lunghezza d'onda critica sia di almeno 370 nm (il parametro che certifica la copertura «ad ampio spettro»). Se quel simbolo non c'è, l'azienda non ha superato — o non ha fatto — quei test. È il primo controllo da fare su un solare, più ancora del numero grande sul fronte.
Un esempio concreto, con i dati reali della nostra Velvet Crema Viso SPF 30 (test clinici in vivo ISO 24444 e in vitro ISO 24443):
- SPF misurato: 35,5 → classificata ALTA protezione secondo la Raccomandazione UE 2006/647/CE.
- UVAPF: 21,93 → più del doppio del minimo richiesto (per un SPF 30 servirebbe almeno 10).
- Lunghezza d'onda critica: 380 nm → oltre la soglia dei 370 nm per il claim ampio spettro.
- Rapporto SPF/UVA: 1,62 (la soglia massima ammessa è 3,0): significa che la pelle è protetta dagli UVA quasi con la stessa intensità con cui è protetta dagli UVB.
Diciamo questi numeri non per vantarci, ma perché sono esattamente il tipo di dato che dovresti poter chiedere a qualunque solare — e che raramente viene dichiarato.
«UVB brucia, UVA invecchia»: perché la protezione UVA conta così tanto
Gli UVB sono i raggi della scottatura: pungono, arrossano, te ne accorgi subito. Gli UVA lavorano in silenzio. Non bruciano, ma hanno una lunghezza d'onda più lunga e penetrano più in profondità, fino al derma, dove vivono collagene ed elastina.
Lì innescano la produzione di specie reattive dell'ossigeno e l'attivazione di enzimi chiamati metalloproteinasi della matrice (MMP), che degradano le proteine di sostegno della pelle. È un meccanismo documentato in letteratura, e il suo effetto, distribuito negli anni, è il fotoinvecchiamento: rughe, perdita di tono ed elasticità, macchie. A differenza degli UVB, gli UVA sono presenti a intensità quasi costante tutto l'anno, attraversano nuvole e vetri, e il loro danno è cumulativo. Ecco perché una buona protezione UVA non è un tecnicismo da etichetta: è la parte che davvero conta nel lungo periodo.
I filtri: la parte che noi dichiariamo per nome
Su questo c'è molta confusione, alimentata dal marketing. Mettiamo qualche punto fermo.
Primo equivoco: i filtri minerali (ossido di zinco, biossido di titanio) vengono descritti come uno «schermo» che riflette i raggi, in contrapposizione ai filtri chimici che li assorbono. In realtà funzionano in modo molto simile: anche per i filtri minerali la maggior parte della protezione avviene per assorbimento della radiazione, non per riflessione. Non sono «naturali» né «chemical-free», e non sono né più né meno sicuri: minerali e organici sono tutti regolamentati dalle stesse autorità europee. La differenza concreta è la resa — i minerali tendono a lasciare un velo bianco e si stratificano peggio sotto al trucco.
Secondo punto, ed è il nostro modo di lavorare: un filtro fa il suo mestiere se resta dove deve stare, sulla superficie della pelle. Per questo abbiamo costruito Velvet intorno a filtri organici di nuova generazione — Bemotrizinol e Polysilicone-15: molecole grandi o polimeriche, con un buon profilo di sicurezza sistemica documentato dai dati regolatori europei, proprio perché il loro peso molecolare ne limita l'assorbimento attraverso la pelle. Gli altri filtri in formula — Avobenzone, Octisalate, Ensulizole — li abbiamo scelti tra quelli con i dati di sicurezza più solidi, escludendo i filtri su cui il SCCS (il comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori) ha espresso riserve negli ultimi anni.
È questo il livello a cui pensiamo valga la pena ragionare quando si sceglie un solare: non «buono contro cattivo», ma quali molecole, con quale profilo, per quale uso. L'INCI completo è sempre in etichetta — per chi vuole leggerlo.
Quanta, quando, ogni quanto
Le tre domande pratiche, in breve.
Quanta. Generosa. Come visto, applicarne troppo poca è la prima ragione per cui un solare protegge meno del numero dichiarato. Uno strato visibile e uniforme, senza dimenticare collo, orecchie, tempie, attaccatura dei capelli e dorso delle mani.
Quando. Qualche minuto prima dell'esposizione, così il film ha il tempo di distribuirsi e legarsi alla pelle. Se è l'ultimo step della tua skincare del mattino, quel tempo è già passato per definizione: applichi, ti vesti, esci.
Ogni quanto. In città, con esposizione limitata, l'applicazione del mattino regge gran parte della giornata. All'aperto in modo prolungato — mare, piscina, sport — va riapplicato, e ogni volta dopo un bagno o una sudorazione intensa. Un consiglio pratico supportato dalla ricerca, più semplice del classico «ogni due ore»: applica prima di uscire e riapplica una volta entro la prima ora. La seconda passata copre le zone saltate e compensa la quantità insufficiente della prima.
Una nota sull'ordine: il solare è l'ultimo step della skincare del mattino, dopo la crema viso, mai mescolato ad altre creme nel palmo della mano (diluirlo abbassa la protezione). E si usa solo di giorno: una crema con SPF non è una crema notte.
Perché vale la pena usarlo ogni giorno
Non come dovere, ma come scelta con la migliore evidenza scientifica disponibile in ambito anti-età. Lo studio di Nambour (Australia), un trial randomizzato su centinaia di adulti, ha mostrato che chi usava il solare quotidianamente presentava, dopo 4,5 anni, circa il 24% in meno di segni visibili di fotoinvecchiamento rispetto a chi lo usava solo occasionalmente. Il fotoinvecchiamento è di fatto l'unica componente dell'invecchiamento cutaneo su cui possiamo intervenire concretamente: usare l'SPF tutti i giorni è il gesto pro-age più solido che esista, più di qualsiasi crema antirughe.
Crema viso con SPF o solare a parte?
Dipende dall'uso. Per la protezione quotidiana in città, una buona crema viso con SPF integrato è la soluzione più pratica: unisce idratazione, trattamento e protezione in un passaggio e, soprattutto, riduce il rischio più concreto — saltare del tutto il solare. Per un'esposizione attiva e prolungata al sole serve invece un solare dedicato, da riapplicare durante la giornata.
La nostra Velvet Crema Viso SPF 30 nasce per il primo scenario: i dati di protezione che abbiamo visto sopra, più Niacinamide al 5% e un complesso di ceramidi, colesterolo e fitosfingosina che sostiene la barriera cutanea — utile soprattutto dopo trattamenti esfolianti. La texture è vellutata, non sbianca e sta bene sotto al trucco. Onestà su cosa aspettarsi: protegge e, con l'uso costante, contribuisce a una pelle più uniforme; non è un fondotinta, non copre, non elimina le rughe profonde e non abbronza da sola. Fa quello che una crema solare pro-age ben formulata deve fare — con una texture che viene voglia di mettere ogni mattina.
In conclusione
Il solare non è «quella cosa da mettere al mare». È il primo gesto di cura della pelle del mattino, in ogni stagione. E sceglierlo bene non significa cercare il numero più alto, ma sapere cosa leggere: il simbolo UVA, l'ampio spettro, e — per chi vuole andare a fondo — i filtri e i dati dichiarati. Il sole non aspetta che la pelle sia pronta. Tocca a noi esserlo prima.
Fonti scientifiche
Le affermazioni di questo articolo sono basate sulla letteratura scientifica indicizzata su PubMed e, dove indicato, sui test clinici di prodotto (metodi ISO 24444 e ISO 24443) e sulla normativa europea (Raccomandazione UE 2006/647/CE).
- Schalka S., Reis V.M.S. (2011). Sun protection factor: meaning and controversies. Anais Brasileiros de Dermatologia, 86(3):507-515. DOI — significato e limiti dell'SPF.
- Petersen B., Wulf H.C. (2014). Application of sunscreen — theory and reality. Photodermatology, Photoimmunology & Photomedicine, 30(2-3):96-101. DOI — quantità reale applicata e strategia «applica e riapplica entro un'ora».
- Cole C., Shyr T., Ou-Yang H. (2016). Metal oxide sunscreens protect skin by absorption, not by reflection or scattering. Photodermatology, Photoimmunology & Photomedicine, 32(1):5-10. DOI — i filtri minerali proteggono prevalentemente per assorbimento.
- Brenneisen P., Sies H., Scharffetter-Kochanek K. (2002). Ultraviolet-B irradiation and matrix metalloproteinases: from induction via signaling to initial events. Annals of the New York Academy of Sciences, 973:31-43. DOI — raggi UV, specie reattive dell'ossigeno e metalloproteinasi nel fotoinvecchiamento.
- Hughes M.C.B., Williams G.M., Baker P., Green A.C. (2013). Sunscreen and prevention of skin aging: a randomized trial. Annals of Internal Medicine, 158(11):781-790. DOI — studio di Nambour: l'uso quotidiano riduce del 24% i segni di fotoinvecchiamento rispetto all'uso occasionale.
- Edlich R.F. et al. (2004). Use of UV-protective windows and window films to aid in the prevention of skin cancer. Journal of Long-Term Effects of Medical Implants, 14(5):415-430. DOI — trasmissione della radiazione UV attraverso il vetro.
Prodotti citati in questo articolo
- Velvet Crema Viso SPF 30 — con Niacinamide 5%, complesso di ceramidi e filtri organici di nuova generazione. SPF misurato 35,5, UVAPF 21,93, ampio spettro. 50 ml.

