L’estate fa una cosa curiosa alla nostra skincare: la convince che serva smontare tutto. La crema viene sostituita dal "fa troppo caldo", la protezione solare diventa optional appena ci spostiamo dalla spiaggia alla città, e in generale si diffonde l’idea che meno ci si metta sulla pelle, meglio la pelle stia. In parte è vero – meno è quasi sempre meglio, su questo c’è poco da discutere.
Ma "meno" non significa "niente", e alcune scelte che sembrano sensate con il caldo si rivelano abbastanza sbagliate se si guardano da vicino.
In questo articolo raccogliamo i 7 errori che quasi tutti facciamo in estate – alcuni piccoli, alcuni macroscopici, tutti facili da correggere – e poi mettiamo in fila una routine estiva realistica, che tiene conto del fatto che a luglio siamo stanchi, sudati e abbiamo voglia di stare in mutande in terrazzo. Niente rituali di 14 passaggi: il buon senso che funziona davvero.
Errore n. 1: togliere la crema idratante perché "fa caldo"
È la mossa più classica e una delle più controintuitive.
Sembra logico: la pelle è lucida, appiccicosa, suda, "non ha bisogno di altro". In realtà l’estate aggredisce la barriera cutanea da più fronti insieme: raggi UV, aria condizionata che secca l’ambiente, cloro della piscina, sale del mare, docce frequenti e più lunghe del solito. Il risultato è che moltissime persone, ad agosto, hanno la pelle che appare grassa ma è in realtà disidratata – una combinazione che fa impazzire le ghiandole sebacee, che producono più sebo proprio perché la barriera è compromessa.
La crema viso non va tolta, va cambiata di texture. D’estate si preferiscono formulazioni leggere, a base acquosa o in emulsione leggera, che idratano senza appesantire. Gli ingredienti che fanno il grosso del lavoro sono gli stessi di sempre – acido ialuronico, ceramidi, niacinamide – solo impacchettati in forme più ariose.
Errore n. 2: usare l’SPF solo al mare
Questa è la regina di tutte le dimenticanze estive. L’SPF viene applicato religiosamente in spiaggia, spesso rabbioso come se si volesse punire la bottiglia, e poi in città "tanto non sto al sole, sto in ufficio". Il problema è che gli UVA sono sempre lì, tutto l’anno, a intensità relativamente costante. Passano attraverso le nuvole, attraverso i vetri delle finestre, attraverso i finestrini dell’auto. Non ti bruciano, quindi non te ne accorgi, ma penetrano nel derma e lavorano lì: accelerano la degradazione del collagene, aumentano il rischio di macchie, contribuiscono al fotoinvecchiamento. Una regola di orientamento comoda da ricordare: UVB bruciano, UVA invecchiano.
L’errore, quindi, non è tanto scegliere un numero di SPF "sbagliato" – è saltare proprio la protezione quando si crede di non averne bisogno. La raccomandazione sensata, anche per chi ha una vita normale di città senza esposizione prolungata, è di applicare ogni mattina un prodotto con almeno SPF 30 e una protezione UVA adeguata. Dire "SPF 30 è basso" ha senso solo se lo confrontiamo con "niente"; tra "SPF 30 applicato tutti i giorni" e "SPF 50+ che salti perché ti appesantisce", il primo vince a mani basse.
Come riconoscere una protezione UVA "adeguata"? In etichetta lo trovi con il simbolo UVA cerchiato: per legge europea (Raccomandazione UE 2006/647/CE) significa che il valore UVAPF è almeno un terzo dell’SPF dichiarato. È il minimo. I prodotti ben fatti stanno parecchio più in alto, come vedremo.
Errore n. 3: non ri-applicare l’SPF al mare (o in piscina, o in montagna)
Sgombriamo subito il campo: in città, con la crema viso applicata al mattino, fai già il grosso del lavoro. Se non sudi copiosamente, non nuoti, non fai sport all’aperto per ore, la ri-applicazione ossessiva ogni due ore non serve – tanto nessuno la fa, inutile pretendere un’abitudine che nessuno segue. Chi ti dice il contrario in contesto cittadino sta applicando una regola del manuale a una situazione che non la richiede.
Ma al mare, in piscina o in montagna è un’altra storia. Qui la ri-applicazione ogni due ore (e dopo ogni bagno, ogni asciugatura con asciugamano, ogni sudata importante) è la differenza tra essere effettivamente protetti e credere di esserlo. Tre dati che bisognerebbe sapere:
- La quantità di prodotto su cui sono calibrati i test SPF è di 2 mg/cm². Per il viso sono circa due falangi del dito indice; per un corpo intero di un adulto medio, circa 30 ml – cioè una shot da aperitivo. Quasi nessuno ne applica così tanto.
- Le due ore non sono una regola commerciale. I filtri si degradano davvero con l’esposizione: l’energia dei raggi UV li usura, il sudore e l’acqua li rimuovono fisicamente, l’asciugamano li porta via.
- La protezione "resistente all’acqua" dura 40 o 80 minuti di immersione, non un pomeriggio intero. Dopo una nuotata, anche se il prodotto è "water resistant", va ri-applicato.
L’errore non è non ri-applicare mai: è non ri-applicare quando conta davvero, cioè durante un’esposizione prolungata. Ed è quello che fa la differenza tra tornare a casa la sera con la pelle calda e rossa oppure no.
Errore n. 4: usare scrub aggressivi prima di esporsi al sole
L’idea che la pelle "deve essere preparata" al sole con uno scrub ruvido è uno dei miti più duri a morire. Il ragionamento sottostante – "rimuovo le cellule morte così l’abbronzatura attacca meglio" – ha una logica estetica ma ignora due cose: primo, uno scrub meccanico aggressivo assottiglia lo strato corneo e riduce la barriera protettiva della pelle proprio nel momento in cui dovrebbe essere più robusta. Secondo, una pelle irritata è una pelle che si pigmenta in modo irregolare: le iperpigmentazioni post-infiammatorie sono una delle cause più comuni di macchie estive che rimangono per mesi.
Gli scrub aggressivi (quelli con granuli duri, noccioli tritati, oppure spazzole a setole rigide) non servono e in estate fanno di solito più danno che altro. Meglio un’esfoliazione chimica gentile (enzimi, PHA o lattobionico a bassissima percentuale), fatta una volta a settimana o due al mese. Ancora meglio, nei giorni prima e dopo l’esposizione intensa, semplicemente niente.
Errore n. 5: saltare la detersione della sera dopo una giornata al mare
Dopo otto ore di spiaggia si arriva a casa distrutti, la doccia viene fatta al volo, si va a letto "tanto mi sono sciacquata al mare". La pelle del viso, intanto, sta reggendo uno strato di sale, granelli di sabbia, residui di protezione solare, sudore e sebo accumulato per tutto il giorno. Saltare la detersione serale significa lasciare tutto questo a macerare tutta la notte, sul cuscino, sulla pelle. Il risultato non è immediato ma si vede a fine estate: pori occlusi, brufoli "da mare", qualche irritazione puntiforme.
La soluzione è la più banale del mondo: detergere la sera, sempre, anche le sere più stanche. Non serve una routine elaborata, basta un detergente leggero e pulire bene. Se hai usato un SPF molto resistente all’acqua, un doppio detergente (un primo passaggio con un olio o un balsamo detergente, un secondo con un gel acquoso) è l’opzione più efficace. Fatto in trenta secondi, fa la differenza.
Errore n. 6: esagerare con la routine "perché vado al mare"
L’errore opposto al primo: invece di togliere tutto, si aggiunge tutto. Una settimana prima della partenza iniziano i rituali: maschere illuminanti, sieri antiossidanti, tonici riequilibranti, contorno occhi rassodanti, peeling preparatori, esfolianti chimici, oli per capelli "da mare". L’idea è che una routine rinforzata "prepari" la pelle alla vacanza. In realtà è un modo infallibile di destabilizzare una pelle che stava bene così.
La filosofia skinimalism, che abbiamo sempre difeso, vale anche d’estate – anzi, soprattutto d’estate. Pochi prodotti, fatti bene, applicati con costanza, valgono molto più di dieci passaggi fatti a casaccio. Una pelle stabile reagisce meglio agli stress estivi di una pelle confusa dai troppi attivi.
Errore n. 7: confondere abbronzatura con "pelle sana"
Arriviamo all’errore concettuale più grosso di tutti, e lo diciamo senza fare i moralisti perché capiamo la tentazione: una pelle abbronzata sembra più bella. Ma dal punto di vista biologico l’abbronzatura è la reazione di difesa della pelle a un danno da radiazione ultravioletta. La pelle produce melanina aggiuntiva perché il DNA delle cellule epidermiche sta subendo colpi, e la melanina serve a schermare in parte quei colpi. Se la pelle sta difendendosi così attivamente, vuol dire che c’è qualcuno che la sta attaccando.
Questo non significa non poter mai stare al sole. Significa che "più nera = più sana" è l’opposto di come funziona il meccanismo, e che rincorrere l’abbronzatura a tutti i costi significa accumulare danni che si manifestano dieci-quindici anni dopo sotto forma di macchie, rughe e cedimenti cutanei. È quello che chiamiamo fotoinvecchiamento, ed è l’unica componente dell’invecchiamento cutaneo su cui possiamo effettivamente intervenire con scelte quotidiane.
La pelle sana è la pelle idratata, uniforme, elastica, integra. Può essere molto chiara o molto scura: è una questione di fototipo, non di cosmetica. L’abbronzatura può accompagnarla, ma non la definisce.
Come adattare la routine al caldo: una versione estiva realistica
Veniamo alla parte operativa. Una routine estiva che funziona davvero è più leggera di quella invernale ma non più povera. Gli obiettivi cambiano leggermente – mantenere la barriera, proteggere dai raggi UV, gestire un sebo più attivo, prevenire disidratazione sottocutanea – ma la struttura resta semplice.
Mattina
- Detersione leggera. Un gel o una mousse detergente delicata. Niente di schiumoso o sgrassante: la pelle appena sveglia non è sporca, è solo al mattino.
- Siero antiossidante. La vitamina C è l’attivo mattutino più utile in estate: neutralizza i radicali liberi generati dalle radiazioni UV e dal calore, supporta il film protettivo della pelle e completa il lavoro dell’SPF. Il nostro Siero Vitamina C 3% e acido ialuronico è pensato proprio per l’uso quotidiano: la percentuale al 3% è efficace ma gentile, funziona per tutti i tipi di pelle, non irrita la zona perioculare. È il nostro consiglio per chi non ha mai usato vitamina C e vuole partire senza complicazioni.
- Crema viso con SPF. L’ultima applicazione della mattina, e la più importante. Deve coprire tutto il viso (bordo del viso, orecchie, collo incluse) in quantità sufficiente – una noce per l’intero viso, non tre gocce sparse. Velvet è la nostra crema viso con SPF, pensata per l’uso quotidiano anche in città.
Sera
- Detersione più accurata. La sera la pelle ha accumulato residui di SPF, sebo, sudore, smog, trucco se ti trucchi. Nelle giornate intense (mare, sport all’aperto, tanto sole) vale la pena di fare una doppia detersione: prima un olio o un balsamo detergente per sciogliere i residui liposolubili, poi un detergente acquoso.
- Siero mirato alla tua esigenza. Qui la scelta dipende dalla tua pelle:
- Pelle grassa, pori visibili, tendenza acneica: un siero alla niacinamide aiuta a regolare il sebo e a migliorare la grana. Il nostro è al 5%, dosaggio efficace e ben tollerato.
- Macchie post-brufolo o iperpigmentazioni: l’acido azelaico è uno dei pochi attivi antimacchie che non richiede sospensione estiva. Contrariamente a un mito diffuso, non è fotosensibilizzante e può essere usato tranquillamente nei mesi caldi, anche al mattino.
- Pelle secca, disidratata, che "tira" dopo il mare: un siero all’acido ialuronico è la scelta più semplice e universale. Va bene anche in combinazione con altri sieri.
- Crema viso serale. Una crema leggera, che supporti la rigenerazione notturna senza appesantire. Se la pelle è molto reattiva dopo una giornata di sole intensa, un prodotto con ceramidi e principi lenitivi (bisabololo, pantenolo, allantoina) è perfetto.
Una o due volte a settimana
Una maschera viso idratante a base di acido ialuronico dopo una giornata intensa di sole, vento o piscina è un ottimo modo per rimettere in sesto la barriera in quindici minuti. Non sostituisce la routine, ma è un reset veloce quando la pelle è stanca.
Velvet: perché abbiamo scelto SPF 30 (e perché l’abbiamo fatto così)
Arrivati qui vale la pena di essere trasparenti sulla nostra crema viso con SPF, perché il discorso sugli SPF è pieno di malintesi e noi siamo i primi a volerli evitare. Velvet è una crema viso con SPF 30. Vediamo i numeri reali, misurati in laboratorio con i metodi ufficiali, perché i numeri in etichetta contano solo se dietro c’è un test serio.
- SPF in vivo (ISO 24444): 35,5. Il valore misurato in laboratorio sui volontari. La dichiarazione in etichetta è SPF 30, come previsto dalla Raccomandazione UE 2006/647/CE che stabilisce gli intervalli per le dichiarazioni.
- UVAPF in vitro (ISO 24443): 21,93. Per poter riportare il simbolo UVA cerchiato in etichetta la normativa europea richiede un UVAPF pari almeno a un terzo dell’SPF – cioè 10 per un SPF 30. Velvet ha un UVAPF di 21,93: più del doppio del minimo richiesto.
- Rapporto SPF/UVA: 1,62. La normativa accetta un rapporto fino a 3,0. Più il rapporto si avvicina a 1, più la protezione è bilanciata tra UVB e UVA. 1,62 significa che la pelle è protetta dagli UVA con un’intensità vicinissima a quella della protezione UVB – che è esattamente quello che dovrebbe accadere in un solare ben fatto.
- Lunghezza d’onda critica: 380 nm. La soglia per il claim "ampio spettro" è 370 nm. Velvet supera anche questo parametro.
Il ragionamento dietro la scelta di un SPF 30 (invece di inseguire l’SPF 50+ sulla confezione) è semplice: la quantità di prodotto ben formulato che applichi davvero, tutti i giorni, senza saltare, batte qualsiasi numero più alto applicato male o saltuariamente. Un SPF 30 con UVA forte e una texture piacevole è un prodotto che finirai in tempo e userai ogni mattina. Questo, sul lungo periodo, fa di gran lunga più la differenza di una crema SPF 50+ che resta chiusa nel cassetto perché è spiacevole da mettere.
Poi Velvet non è solo una crema solare. Contiene niacinamide al 5% per la qualità della pelle, un complesso di ceramidi, colesterolo e fitosfingosina per la barriera cutanea, burro di karité, vitamina E e un complesso soft focus che dà quella finitura vellutata da cui prende il nome. In pratica è una crema viso completa che fa anche da protezione solare. Per l’uso quotidiano in città è tutto quello che serve. Per una giornata in spiaggia, resta valido il discorso di integrarla con una protezione solare corpo ad alta protezione e ri-applicazioni regolari.
Domande frequenti
1. Quanto SPF devo applicare davvero sul viso?
Il valore di riferimento dei test è 2 mg per centimetro quadrato. Tradotto in pratica: per il solo viso servono circa due falangi del dito indice di prodotto (la cosiddetta "regola delle due dita"). È parecchio più di quanto la maggior parte di noi applica. Se ti sembra tanto, sei nel punto giusto.
2. Ogni quanto devo ri-applicare l’SPF?
In una giornata normale di città, con applicazione mattutina corretta, la ri-applicazione non è strettamente necessaria se non c’è esposizione prolungata al sole, sudore intenso o contatto con l’acqua. Al mare, in piscina, in montagna o durante sport all’aperto vale la regola delle due ore – e comunque dopo ogni bagno o asciugatura con asciugamano, indipendentemente dal tempo trascorso.
3. Posso usare retinolo, AHA o acido azelaico in estate?
Ognuno fa storia a sé. Il retinolo rende la pelle più sensibile agli UV e conviene ridurne l’uso in estate (o sospenderlo se si prevedono giornate di sole intenso). Gli acidi AHA (glicolico, mandelico, lattico) possono aumentare la sensibilità fotosensibilizzante: meglio eliminarli. L’acido azelaico invece non è fotosensibilizzante e può essere usato tranquillamente tutto l’anno: la letteratura dermatologica è chiara su questo punto (Aktaş et al. 2004, linee guida EADV). È uno dei pochi attivi antimacchie compatibili con l’uso estivo.
4. Siero di vitamina C al mattino: rinforza la protezione dal sole?
Non sostituisce un SPF, ma lo completa. La vitamina C agisce come antiossidante topico: neutralizza i radicali liberi che si formano per effetto delle radiazioni UV che comunque penetrano anche con l’SPF applicato. Combinata con la crema solare, copre una parte del lavoro che il solo filtro non farebbe. È la ragione per cui molti dermatologi raccomandano l’abbinamento vitamina C + SPF come la coppia base di una routine mattutina.
5. Posso saltare il siero in estate e usare solo crema con SPF?
Si può. Per una pelle senza esigenze specifiche, una crema viso con SPF e UVA alto è già una routine estiva completa al mattino. Il siero aggiuntivo ha senso se hai un obiettivo preciso (antiossidazione più spinta con la vitamina C, regolazione del sebo con la niacinamide, idratazione con l’acido ialuronico). Se stai bene senza, non aggiungerlo per forza – siamo i primi a pensarla così.
Fonti
- Hughes MCB, Williams GM, Baker P, Green AC. (2013). Sunscreen and prevention of skin aging: a randomized trial. Annals of Internal Medicine, 158(11), 781-790 (Nambour Skin Cancer Prevention Study). doi.org/10.7326/0003-4819-158-11-201306040-00002
- Aktaş A, Kılıç A, Osma E. (2004). Phototoxic effects of topical azelaic acid, benzoyl peroxide and adapalene were not detected when applied immediately before UVB to normal skin. PubMed ID 15319156. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15319156
- Kawada A, Konishi N, Oiso N, Kawara S, Date A. (2008). Evaluation of anti-wrinkle effects of a novel cosmetic containing niacinamide. Journal of Dermatology, 35(10), 637-642. doi.org/10.1111/j.1346-8138.2008.00537.x
- ISO 24444:2019 — Cosmetics. Sun protection test methods. In vivo determination of the sun protection factor (SPF). www.iso.org/standard/72250.html
- ISO 24443:2012 — Determination of sunscreen UVA photoprotection in vitro. www.iso.org/standard/75059.html
- Raccomandazione della Commissione Europea 2006/647/CE sull’efficacia dei prodotti per la protezione solare e le relative indicazioni. eur-lex.europa.eu
- Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici. Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, L 342/59.
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